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Concorso nazionale Rosati d’Italia, fra premiazioni (sabato 5 maggio a Otranto), polemiche sulle giurie (in vinoalvino) e di silenzi come occasioni perdute.
Non è nel mio stile giudicare le idee altrui, ma questa volta mi spiace, il presidente di Assoenologi di Puglia, Basilicata, Calabria, Leonardo Palumbo, che conosco e stimo, è andato un po’ (di più) oltre. Il riferimento è alle dichiarazioni scritte nella sezione “commenti” di un post del Ziliani blogger che riporto letteralmente qui «Leonardo il 28 aprile 2012 alle 16:13 scrive: Qualora un concorso enologico abdicasse il giudizio tecnico ed obiettivo degli “onnipresenti” enologi a favore di quello discrezionale,soggettivo e verboso degli “amatori” del vino, offrirebbe una valutazione poca obiettiva perchè poca adesa ai parametri di pregevolezza organolettica che gli enologi colgono immediatamente.Direi che per fortuna ci sono gli enologi che il vino lo fanno, lo conoscono e se lo bevono pure!Ai “cultori del vino” resta però lo squisito piacere di raccontarlo e promuoverne la conoscenza.D’altronde ciascuno nel proprio lavoro è maestro.Leonardo Palumbo».Quasi una voglia di riappropriarsi oltre il lavoro del winemaker anche di quello dell’opinion leader. Toni che in realtà, forse qualcuno fece finta di nulla o non se li ricorda, furono già spesi pubblicamente in occasione della presentazione di un Radici di qualche tempo fa nel Relais & Chateau Il Melograno di Monopoli. Non fu certo cortese in quel contesto rimarcare il rilancio dei concorsi enologici affidandoli a chi di dovere(!), gli enologi. Storia andata, che purtroppo si ripete. E mi chiedo il perché una persona così cortese, seria e preparata, che mette mano a importanti vini, si possa esprimere con toni così offensivi. Perché ci sia tanto livore verso giornalisti veri o presunti tali, amatori più o meno competenti, spesso esperti, con una prepotenza e nota polemica che non fa mai bene al vino e copre le vere serie professionalità (da entrambe le parti). Rispetto per carità, la giuria del Concorso nazionale Rosati d’Italia, i nomi importanti che tutti conosciamo, ma si stenda per favore un velo pietoso, sui non nomi, quelli per cui non si comprende per quale dono del destino ora si fregiano di un posto che evidentemente non era il proprio e che per completare le batterie, in un caso mi risulta, han lanciato l’SOS al primo passante di turno. Fra polemiche più o meno utili e mancate occasioni di silenzio, non lo nascondo, sono comunque curioso di sapere chi vincerà il concorso. Speriamo solo che non accada come in altre occasioni, che un vino come l’ES passi sotto il naso di giurie altolocate e indiscutibili. E gli enologi? Tornino a fare il vino, come dovrebbero, che ritornino sovrani i giudizi dei consumatori e degli esperti più obiettivi e realmente disinteressati, con i soggettivismi al bando. Per usare una metafora, vedo la “competizione” enoica come il Palio di Siena, tanti cavalli di razza (i vini) con il proprio fantino (l’enologo) e a giudicare i 3 giri di “Campo” un mossiere, «il solo giudice inappellabile del momento» nominato dai capitani. Ognuno al suo posto. O no? |