VALENZANO (BARI, SOUTH OF ITALY) – Ieri sabato 22 settembre 2007, l’annunciata degustazione di vini biologici sperimentali dell’Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari (IAM-B). Premessa, esperimenti chiaramente non destinati a scopi commerciali ma solo di studio.
E per questo IAM-B e Ais Bari hanno organizzato un convegno sulla viticoltura biologica e sui vini da questa derivati e nel finale la costituzione di un panel (in inglese letteralmente: giuria; un gruppo di persone che vogliono sottoporsi a un test) di degustazione. Al termine degli interventi la notizia curiosa: inutile mettere le rose vicino al vigneto come campanello d’allarme contro l’oidio, quello della vite e quello delle rose sono diversi. Una credenza diffusa per anni sull’esempio di quanto avviene in Alsazia. E quindi i viticoltori per prevedere l'attacco di Oidio su vite impiantavano cespugli di rose ai bordi del vigneto o ad inizio filare. Questa usanza risponde in realtà più a motivi estetici che ad una vera ragione tecnica. L'oidio della rosa infatti è di un'altra specie Sphaerotheca pannosa (f.c. Oidium leucoconium) e solo in anni a forte pressione della malattia c'è presenza contemporanea dei due patogeni. A sfatare l’affascinante arcano il dott. Vito Simeone dello IAM-B seduto, insieme al collega dott. Enzo Verrastro, al tavolo dei relatori. In mancanza del direttore dello IAM-B Cosimo Lacirignola, il dott. Leonardo Maganelli ha dato il benvenuto e spiegato le origini e la mission della struttura. Simeone ha ricordato, inoltre, l'utilità di piantare ulivi, corbezzoli, ligustro, giuggiolo, mirto, rosmarino e altre specifiche essenze attorno ai vigneti perché capaci di ospitare insetti che eliminano quelli nocivi per la vite. I saluti in apertura ovviamente del presidente regionale Ais Puglia Vito Sante Cecere e del delegato di Bari Lello Massa. A moderare il convegno, io. Abbiamo appreso anche che la potatura verde serve anche a migliorare le irrorazioni e quant’altro. Per quanto riguarda i vini realizzati grazie alla disponibilità delle modernissime cantine Santi Dimitri di Galatina – Lecce - (di Vincenzo Vallone e i figli Carlo e Augusto) con piccoli torchi manuale e affinati in vetro (damigiane, viste le ridotte quantità di uva prodotte in Valenzano) è stato degustato lo Chardonnay (devo dire integro, di grande finezza olfattiva ed eleganza e note erbacee legate alla piagiatura con i raspi - come si faceva un tempo - per meglio permettere i drenaggi) e tre Rossi da uve primitivo, negroamaro e nero di Troia. Sui rossi riscontrato odore di polvere da sparo e testa di fiammifero sbriciolata a copertura dei profumi sbiaditi. Ovviamente effetto della microvinificazione. Al palato spiccano vivaci tannini con trama fitta, come prevedibile, nel nero di Troia. I risultati dell'analisi del panel verranno resi noti dopo il lavoro di spoglio di Patrizia Giacquinto (sommelier Ais Bari). Soddisfatto l’enologo Giuseppe Pizzolante Leuzzi (giovane ma esperto interprete dei vitigni salentini e internazionali) che ben si è prestato a questo esperimento, lui padre di tanti importanti vini salentini (Serra dei Santi, Margia, Ruah, gli Aruca e altri in Santi Dimitri, Murà, Boemondo, Piurtri, Malìa, Campo di mare per Duca Carlo Guarini e poi per Li Cuti). Qui di seguito le foto.  Uva biologica nella vigna dello IAM-B  Lello Massa nei vigneti: contento!  Vini degustati  Degustatori all'opera, con serietà.  Carlo Vallone (a sin.) poi Michele Mastropierro e l'enologo G.Pizzolante Leuzzi. In degustazione ma ovviamente fuori dal panel |