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PAOLO VOLPONI IL CIBO E IL VINO |
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Scritto da Luciano Lombardi alle 19.38
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giovedì 28 dicembre 2006 |
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Ricevo e pubblico un contributo dal mitico Oste di Vigna del Mar (Monopoli-Bari-Puglia) Luciano Lombardi. Mi sembra un testo davvero interessante. PERSONAGGI, PAOLO VOLPONI - Gli piacevano molto il cibo ed il vino tanto da elaborarne un grande ritratto: “Il cibo emana sapori e saperi precisi: un buon piatto, è paragonabile a una buona lettura o a un’azione ben riuscita per la sua capacità di rinforzare la presenza materiale e possibile della libertà. L’atto del cucinare e del consumare diventano così le operazioni necessarie perché gli alimenti siano davvero il nutrimento delle nostre giornate e non dosi o razioni, né pasticche e bevande da succhiare tra l’una e l’altra delle inquadrature del mondo-rama”.
Dei vini marchigiani diceva che “sono un po' come gli abitanti: cambiano di valle in valle, hanno un loro accento diverso, un loro umore.”In Sipario Ducale, suo celebre romanzo, attorno alle vicende italiane dopo la strage di Piazza Fontana, racconta la preparazione di un cenone della vigilia di Natale: «Le zie avevano assunto il compito di preparare il cenone della vigilia, secondo le regole di casa: brodo di ceci, baccalà bollito e poi, superata la contrizione religiosa, il tripudio di un capitone, quasi diavolesco con la coda tra le olive e il melauro, e di tante altre delizie di magro, tra le quali in anni passati non erano mancati ostriche francesi, caviale russo, storioni, salmoni e anche rane del Metauro e vini del Reno e della Champagne. Gli Oddi avevano sempre avuto una spiccata predilezione per il pesce e quello della vigilia di Natale era il pranzo che li aveva sempre interessati di più. Questa volta le zie al capitone avrebbero potuto aggiungere solo dei filetti di baccalà spinati e fritti e alcune fette di salmone in scatola.»Legava cibo e vino all’amore per la sua donna (da “L’antica moneta”):“D'autunno è con noi ogni foglia e ghianda ed è raggiunto il cielo. Fra le avellane svolazza la palomba ferita, freme il sottobosco agli scoppi dei ricci di castagna. Dolcissima è l'ultima uva celata fra i pampini rossi, sul fianco dei monti sale il fumo delle carbonaie. A sera Io provo il caldo smemorato delle castagne, del torbido vino, il più nudo corpo della mia donna.” |