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L'ULTIMO SORSO: GUIDO COCCI GRIFONI |
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Scritto da Administrator
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martedì 13 luglio 2010 |
Si è spento la notte dell'11 luglio Guido Cocci Grifoni, figura emblematica della viticoltura in generale e di quella picena in particolare: fondatore della Tenuta Cocci Grifoni nel 1970, è sempre stato un outsider dell'enologia, sostenendo con forza la produzione autoctona anche quando il mercato andava nella direzione opposta. Un'eredità importante che è diventata negli anni la filosofia produttiva dell'azienda e che la famiglia sceglie di proseguire, tramandandone così il ricordo nel modo migliore. Durante la notte dello scorso 11 luglio si è spento Guido Cocci Grifoni: uomo schivo e di poche parole, è stato nella sua vita uno dei capisaldi della viticoltura del Piceno. Concretizzò la sua passione in questo campo fondando nel 1970 la Tenuta Cocci Grifoni, attività in cui ha sublimato il suo talento.
Fin da quel momento, a cui è legata la prima produzione di Rosso Piceno Superiore (annata 1969), il suo lavoro si traduce in una infaticabile attività di ricerca, ricoperta e valorizzazione dei vitigni autoctoni: è grazie a questo spirito che nei primi anni '80 si mette alla ricerca di un vitigno a bacca bianca che si credeva andato perduto. Si tratta del Pecorino, che metterà a produzione fin dai primi anni '90 e per il quale si batterà per il riconoscimento della DOC, arrivata soltanto nel 2001. Dopo il Pecorino è la volta del recupero del vino da vitigno Passerina, un altro bianco autoctono. Un'attività imprenditoriale coraggiosa che si è rivelata una scelta di successo e che non sarebbe stata possibile senza l'uomo che Guido Cocci Grifoni è stato, un esempio che negli anni è diventato punto di riferimento per tutta l'azienda grazie alla sua forza d'animo mai venuta meno, alla profonda integrità morale e soprattutto al coraggio di credere e di portare avanti le proprie scelte. Un uomo lungimirante, un marito e un padre attento e presente, capace di far tesoro della propria esperienza e senza il quale la viticoltura picena da un lato e nazionale dall'altro non sarebbero le stesse, oggi come oggi. È per questo motivo che la moglie Diana e le figlie Marilena e Paola credono che il modo migliore per ricordarlo sia continuare a coltivare ciò che egli ha lasciato in eredità, nel pieno rispetto dei valori e della filosofia che in tutti questi anni ha incarnato con la sua testimonianza di vita. |